If you have more money than brains, you should focus on outbound marketing.
If you have more brains than money, you should focus on inbound marketing.
Guy Kawasaki
In italiano suona circa così:
Se hai più soldi che cervello concentrati sull’outbound marketing.
Se hai più cervello che fondi, allora concentrati sull’inbound marketing.
Dietro a termini outbound e inbound non si celano solo due tecniche diverse di marketing, ma una radicale differenza di approccio al mercato.
Vediamo di chiarire i termini.
outbound marketing
L’ outbound marketing è l’approccio che conosciamo: per raggiungere i nostri mercati dobbiamo investire in pubblicità su radio, tv, giornali, web, etc.
E’ il tipico marketing dell’interruzione dove cerchiamo di attirare l’attenzione dei nostri potenziali clienti attraverso annunci, spot e cartellonistica.
Dobbiamo cercare di far tanto rumore per soverchiare i messaggi dei concorrenti, per guadagnare un po’ del tempo del nostro target.
inbound marketing
L’ inbound marketing mira a far si che sia il cliente a trovare l’azienda.
Chiaramente il cliente cerca un’azienda perché ritiene che questa possa essergli utile.
In un certo senso, potrebbe venir percepito come un marketing passivo in quanto sono le persone che raggiungono l’azienda e non viceversa. Ovvio, è una falsa percezione in quanto è molto più difficile convincere i nostri interlocutori che vale la pena di venirci a cercare piuttosto che sommergerli di messaggi pubblicitari.
È il marketing dell’ascolto e del permesso: i clienti ci concedono la loro attenzione perché trovano interessante quello che stiamo loro raccontando.
La frase di Guy Kawasaki sottolinea come i due approcci al marketing rispondano a situazioni diverse.
Suona provocatoria, ma se ci guardiamo attorno ci rendiamo conto che non lo è per nulla.
Molto spesso le aziende procedono sulle strade conosciute non per volontà – cervello – ma per abitudine. Questo avviene soprattutto quando le cose vanno bene: le vendite ci sono e le quote di mercato si mantegono.
Quando i giochi cambiano in quanto i fondi non ci sono più – i tagli del budget sono scontati – eccoci a doverci tirar su le maniche e ad impegnarci anche intellettualmente (‘usare le celluline grigie’ come diceva Hercule Poirot).
Non è un male, anzi. Così ci si rende conto che moltissimi investimenti che agenzie importanti ci propongono sono soldi buttati.
Il rischio è quello che l’azienda abbia paura di cambiare e che quindi, nonostante il fallimento sia evidente, prosegua per la strada vecchia e conosciuta.
Infatti, passare da un approccio di outbound marketing ad uno di inbound marketing non prevede solo di cambiare strumenti, ma soprattutto prevede di rivoluzionare completamente l’approccio al mercato dell’azienda.
Se dobbiamo farci trovare, dobbiamo capire perché ci potrebbero cercare e fornire risposte concrete sui veri interessi dei nostri mercati.
Dobbiamo renderci affascinanti, coinvolgenti, unici.
Insomma, dobbiamo convincere il nostro cliente a chiederci un primo appuntamento.







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