
Oggi è tanto difficile fare business.
E chi dice che non lo è o non capisce nulla o è in malafede.
Mentis lavora con aziende molto diverse tra loro – ditte piccolissime e molto grandi, realtà locali e multinazionali – però l’aria che si respira in tutte è molto pesante.
La motivazione è ovvia: la crisi economica.
Il problema è che siamo passati alla fase 2: famiglie e aziende stanno rallentando i consumi.
E non per scarse risorse – o almeno non solo – ma, soprattutto, per timore.
C’è una paura folle del domani, del trovarsi senza sostentamento.
Date queste premesse, è chiaro perché il clima generale sia così cupo.
Dopo un momento di euforia di inizio anno dove venivano richiesti preventivi e offerte, adesso è tutto fermo.
La sensazione generale è che le persone stiano trattenendo il fiato con la speranza che l’aria si faccia più buona.
Seppure questo sia un atteggiamento comprensibile – soprattutto dal punto di vista psicologico – purtroppo innesca un meccanismo perverso che porta ad un rallentamento ancora maggiore.
Girare per le aziende clienti è emotivamente arduo: l’umore di imprenditori e manager è sotto le scarpe, c’è voglia di ripresa, ma nel contempo la consapevolezza che il peggio non è ancora passato e che anzi sta iniziando ora.
Il rischio di tale ‘sospensione’ chiaro e evidente: se ci si ferma troppo, ripartire diventerà veramente impegnativo.
Soprattutto se si pensa che i paesi emergenti (BRIC) non stanno affrontando tutti i nostri problemi e, invece, stanno avanzando sempre più alla conquista dei nuovi mercati ricchi.






