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Aspettative e risultati

aspettativeL’articolo che Seth Godin pubblica sul suo blog (Spare no expense!) ci da un buono spunto per parlare della costruzione delle aspettative come rischio strategico.

 

L’autore punta l’attenzione sui costi dell’assistenza clienti e su come questi possono venire suddivise in tre classi:

 

assistenza generica ( esempio cartellonistica in una stazione) non focalizzata ad un singolo soggetto, ma generalizzata con un costo una tantum.

- assistenza diretta (esempio call center) dove c’è del personale che è disponibile per fornire informazioni o risposte ad hoc alle richieste dell’utente.

- assistenza personale in cui uno staff è completamente dedicato al seguire le esigenze del cliente.

Ovviamente, i costi a intervento singolo aumentano notevolmente passando dall’assistenza generica a quella personale.

L’elemento rilevante è però dato da che cosa si aspetta il nostro cliente.

Infatti, se acquistiamo un volo sa una compagnia low cost di base non ci attenderemo il trattamento riservato dall’Orient Express.
Banale?

Forse.

La questione è che spesso non ci si rende conto di che livello di aspettative stiamo creando nella nostra clientela.

Si tende a dare per scontato che ci sia un accordo su che cosa potranno richiedere come servizio post-vendita.
Purtroppo spesso non è così e questo rappresenta una criticità che può far naufragare anche relazioni commerciali solide.

 
Infatti, la cartina tornasole di una buona compravendita non è l’acquisto di per se, ma come vengono affrontate le situazioni problematiche.

 
Di errori, ritardi, guasti ce ne sono in continuazione e nessuno si scandalizza o cambia fornitore per questo.

 

Si cambia perché di fronte ad un guasto non si sono avute le risposte nei tempi giusti, il nostro interlocutore è stato sgarbato, etc.

In altre parole, non si è stati trattati come ci si aspettava.

Quindi, la pianificazione delle azioni di assistenza post-vendita e la comunicazione delle opzioni ai  clienti risulta essere di importanza vitale per evitare di perdere commesse acquisite con tanta fatica.

Ovviamente, questo non significa che tutti i nostri clienti debbono usufruire di un’assistenza top, ma magari qualcuno potrebbe essere disposto anche a pagare un extra per ottenerla.

L’importante è essere chiari e non creare aspettative che poi non saremo in grado di soddisfare.

Il significato del Valore per uscire dalla Crisi

il valoreSiamo di fronte ad una sfida molto eccitante: dopo mesi di cali di vendite e di sofferenza, il mercato esprime primi segni di ripresa.

 

Indubbio che la Crisi abbia lasciato molti segni e ci vorrà del tempo per riuscire ad uscire dalle varie criticità.

 

Ora, quindi, è più che mai importante non fare passi falsi e approfittare degli spazi di mercato che aziende in chiusura ci hanno lasciato.

 

Elemento principale su cui focalizzarsi è il Valore. Infatti, il periodo così difficile ha riportato i clienti a prestare particolare attenzione a cosa stanno andando ad acquistare.

 

Le aziende debbono concentrare le risorse per proporre qualcosa di veramente significativo al proprio mercato, prodotti/ servizi che abbiano un effettivo Valore.

Per spiegare come si va a costruire il Valore possiamo usare i 7 punti elaborati dalla Northwestern University’s Kellogg School of Management:

  1. Il valore è definito dal cliente: infatti, è colui che paga e utilizza il bene (o servizio) che può andare a definire nel concreto la dote dello stesso.
  2. Il valore è opaco: proprio perché è l’acquirente e non l’azienda produttrice a definirne il peso, spesso non si riesce veramente a comprendere il quid che determina la scelta d’acquisto.
  3. Il valore è multidimensionale: normalmente composto da una componente economica (razionale) e da una componente emotiva (spesso non legata alla logica).
  4. Il valore è quello che si è disposti a pagare: di fatto è il valore per l’acquirente che va a definire il prezzo di vendita.
  5. Il valore è legato al contesto.
  6. Il valore è relativo: nessuna offerta si colloca in un vuoto commerciale, soprattutto oggi.
  7. Il valore è un insieme di elementi creati dall’azienda produttrice: non si acquista solo un bene, ma anche un’assistenza, un marchio, un’immagine personale.

La conseguenza è semplice: prima di andare a proporre (o creare) qualsiasi offerta commerciale sarebbe il caso di chiedersi: ‘CHE VALORE STO OFFRENDO?’

 
Una volta chiarito questo punto, sarà anche più facile per la Rete vendita focalizzare l’attenzione dei prospect sugli aspetti distintivi dei propri prodotti.

Emozionare per introdurre l’innovazione

Spesso si pensa che vendere un nuovo prodotto, sia solo questione di creare un nuovo catalogo.

Può anche essere vero. E’ questo il caso della variazione di un prodotto noto: cioè se la modifica è un’evoluzione naturale di quanto già proposto, ad esempio un nuovo colore.

Se però il prodotto è veramente nuovo, se è innovativo, si deve andare a ripescare un classicissimo grafichino che ci spiega in quattro e quattrotto che la strada che dobbiamo percorrere è ben più lunga delle attese:

 

Fasi del processo

Gerarchia degli effetti

(teoria di Ladvidge e Steiner)

 

Fase cognitiva

Consapevolezza

Conoscenza

Fase affettiva

Preferenza

Convinzione

Fase comportamentale

Intenzione

Acquisto

Fedeltà/oblio

 

 

Infatti, quando abbiamo a che fare con un prodotto noto che il nostro mercato già conosce, ci collochiamo già nell’ultimo passaggio ‘fase comportamentale‘: quello che è richiesto al nostro cliente è di agire, acquistare.

Se, invece, il prodotto è in fase di lancio lo dobbiamo innanzitutto far conoscere ‘fase cognitiva’ , dobbiamo far presente che esistiamo, dobbiamo far parlare di noi.

E la ‘fase affettiva‘?

Qui sta la vera rivoluzione, infatti fino a poco tempo fa, la componente affettiva/emozionale interessava solo una limitata gamma di prodotti dedicati ai consumatori finali (al B2C in termini tecnici).
Oggi, invece, anche i prodotti industriali, quelli dedicati alle aziende (B2B) debbono inserire la componente affettiva nelle loro strategie di offerta.

E’ evidente a tutti che essere bravi nel fare il proprio mestiere sia ormai la base per inserirsi nel mercato.
Ora è obbligatorio essere anche coinvolgenti e saper far emergere la propria offerta, magari anche stupendo l’interlocutore.

Insomma, ricordiamoci che anche i responsabili acquisti sono persone e come tali possono venir ‘affascinate’.