Category Archives: Innovazione

Cogliere il meglio dal presente

strumenti di ieri

Proprio in questi ultimi giorni, mi sono sentita ripetere da varie fonti come  il riuscire a lavorare secondo gli standard qualitativi canonici stia diventando difficile.

Consolidate realtà aziendali, con anni di esperienza e successi alle spalle , che si trovano in panne come fossero aziendine alle prime armi disorganizzate.

Credo che un buono spunto per spiegare questa situazione anomala possa anche arrivare da un bell’articolo di Mckinsey.

Ne riporto in sintesi alcuni passaggi adattati al mondo imprenditoriale italiano.

Quando le condizioni del business cambiano in modo drammatico, come successo nell’anno passato, la Direzione deve poter confidare nel fatto che i suoi migliori manager sappiano adattarsi velocemente.
Perciò, cosa dovrebbe fare quando si rende conto che proprio questi suoi uomini migliori non paiono essere in grado di adattarsi alle regole dei nuovi giochi?
I costi di tale scarsa capacità di adattamento – opportunità perse, problemi organizzativi, etc. – sono spesso talmente elevati che la tentazione di rimpiazzare tali figure diventa elevata.
Questo è un errore, soprattutto quando questi manager sono in possesso di conoscenze strategiche (conoscenza del mercato,  consolidata rete di relazioni, etc.)

Ma, come è possibile che manager efficienti  e fondamentali fino a ieri, oggi diventino improvvisamente dei  pesi per l’azienda?

Una risposta pare essere LA PAURA.

In momenti di rapidi cambiamenti quando le vie consuete per raggiungere gli obiettivi non funzionano più, anche i manager più duri e qualificati possono essere spaventati a morte.
Questi timori derivano dalla possibilità di perdete la reputazione, il proprio livello sociale e  – ovviamente -  il lavoro e relativo stipendio.

Per assurdo sono proprio i manager che nel passato avevano ottenuto risultati migliori ad essere colpiti dai timori più forti. Infatti, in una vita di successi, queste persone non si erano mai trovati ad affrontare reali situazioni di difficoltà professionale.

Da qui emergono comportamenti di forte chiusura con atteggiamenti negativi nei confronti dell’azienda da cui possono arrivare a sentirsi perseguitati.

Il rischio è che i manager di cui si avrebbe particolare bisogno per risollevare l’azienda in realtà non facciano nulla di diverso dal solito: si fossilizzino su quelle procedure che in passato funzionavano, ma che oggi risultano del tutto inefficaci se non dannose.

Sembra che questo accada perché la paura del cambiamento può essere talmente destabilizzante che risulta una soluzione più gestibile quella di auto convincersi che la situazione economica non sia effettivamente critica, ma che sia solo un fenomeno cui prestare poca considerazione.
Insomma, adottino ‘la soluzione dello Struzzo’ nascondendosi la realtà per difendersi.

In tale contesto il ruolo della Direzione/Proprietà diventa cruciale.
Anche perché una tale situazione di incertezza e stress emotivo, spesso viene proprio creata e rafforzata dall’alto.

Per uscire da tale circolo vizioso, pare sia utile riuscire a coinvolgere i manager facendoli parlare delle loro paure.
Quindi, è fondamentale adottare un nuovo stile direzionale che – a sua volta – si adatti al cambiamento del clima interno.
Pertanto,  può essere  necessario modificare le proprie abitudini con lo scopo di migliorare l’ambiente aziendale, diminuendo le sfuriate e cercando di creare dei nuovi canali di comunicazione con  i  propri collaboratori strategici.
D’altro canto, sarebbe cieco pensare che internamente nulla cambi dato un mercato esterno che muta velocemente e rompe anche i punti fermi che si credevano inamovibili.

Ricerca dei trends del 2010

SMAU

Alla base di questo blog c’è un lavoro di ricerca che ci ha molto impegnato negli ultimi mesi.

Il nostro scopo era quello di individuare le tendenze emergenti nel prossimo 2010 per coglierne le opportunità di sviluppo.

Una prima sintesi di tale ricerca verrà presentata a Milano in occasione di SMAU.

In un seminario organizzato con la collaborazione di IWA si presenterà un rapido sunto dei risultati ottenuti.

La partecipazione è gratuita, è necessario però iscriversi in quanto i posti in sala sono limitati.

Per iscriversi

Come funziona il Vecchio Marketing – il marketing che non funziona

2010trends.jpgCi sono sempre state delle regole più o meno implicite alla base della concezione comune del marketing.
In sintesi, potremmo presentarle così:

 

  • Marketing significa pubblicità
    Non è importante costruire un’offerta commerciale di valore, tanto attraverso la pubblicità riusciremo a vendere lo stesso.

 

  • La pubblicità si rivolge alle masse
    Lavorando coi grandi numeri, abbiamo la certezza matematica di riuscire a vendere.

 

  • La pubblicità si basa sull’interruzione per catturare l’attenzione del pubblico
    Posizionando il mio spot all’interno dello spettacolo con grande audience, sono certo che questo verrà guardato da molti.

 

  • La pubblicità comunica ad una via: dall’azienda al consumatore
    L’agenzia definisce il messaggio che arriverà al mio pubblico.

 

  • La pubblicità ha come unico scopo quello di vendere i prodotti
    L’obiettivo è vedere qui e ora.

 

  • La pubblicità si struttura a campagne ed ha una vita limitata
    L’agenzia crea la pubblicità per vendere il prodotto del momento, una volta passato questo trimestre si ricomincia ex novo.

 

  • La creatività è l’elemento più importante nella costruzione della pubblicità
    L’importante è essere originali

 

  • Il focus dell’agenzia pubblicitaria è vincere il premio per la migliore pubblicità, non tanto portare nuovi clienti alla sua committenza
    L’agenzia crea valore soprattutto per se stessa, la committenza sarà in ogni caso soddisfatta.

 

  • La pubblicità, l’ufficio stampa e le relazioni pubbliche sono discipline indipendenti che conseguono obiettivi differenti e si rivolgono ciascuna ad un preciso target.
    Le informazioni vengono veicolate con ordine, dando a ciascuno il suo pezzettino. Tanto i target sono svincolati e non si parlano.

 

Per alcuni, queste indicazioni possono sembrare follia.

Però è sotto gli occhi di tutti come anche oggi, la maggior parte delle aziende – e delle agenzie – continua a muoversi su queste direttive.

Credo sia sufficiente guardare un quarto d’ora di spot in prime time per rendersi conto di quanto questa concezione di marketing sia ancora attuale.

La domanda nasce spontane:

Perché le aziende continuano a lavorare così senza certezza di risultati?

Cattivi consiglieri? Abitudine? o cosa?

Prospettive di marketing prossimo

In questi giorni si parla di ‘realtà aumentata come possibilità di sviluppo delle applicazioni web.

Ovviamente, per chi si occupa di marketing la sfida è interessante.

Il problema è che in molti cercheranno di riproporre i sistemi ‘vecchi’ in salsa nuova …
Seppure le informazioni che si potrebbero così inserire nel mondo reale sarebbero più ‘discrete’ in quanto usufruite singolarmente attraverso il proprio device, alla fine si potrebbe arrivare a quanto riportato nel trailer di Minority Report.

Insomma il vecchio marketing dell’interruzione riproposto con nuovi media.

Quindi grandi investimenti con scarsi risultati …

I nostri investimenti sono giusti?

Una delle scelte più complesse è quella di dove dare visibilità alle proprie attività di business.

I dati offerti in filmati come questo certo fanno riflettere.

Strategie di ieri e domani

file000827174477Il mercato è cambiato profondamente, ma non tutti se ne sono resi pienamente conto.

 

Lavorando molto anche con i processi di passaggio generazionale, si rimane spesso sconcertati di come tali cambiamenti non siano stati poco o nulla percepiti da alcuni manager.

 Per spiegare meglio il concetto, vi propongo le parole di  Seth Godin, che scrive:

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1964

 

Il consiglio migliore per affrontare il mercato: fabbricare prodotti medi per persone medie, procurarsi lo spazio necessario sugli scaffali dei punti vendita, utilizzare ogni centesimo rimasto per acquistare spazi televisivi.

Vendere il più possibile. Ripetere il tutto con un prodotto diverso.

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2010

 

Il consiglio migliore per affrontare il mercato: capire che la maggior parte delle aziende vive ancora nel 1964. È tempo di sintonizzarsi con il nuovo marketing.

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Le generazioni entranti sbattono spesso la testa contro muri di gomma creati, non con volontà di limitare, ma creati ‘in automatico’ dall’abitudine.

Si trovano di fronte a manager che hanno un modo di lavorare costruito in 30 anni di carriera e che continuano a riapplicare tale e quale non rendendosi conto – ad esempio – che l’attuale congiuntura economica ha mutato tanti e tali equilibri da creare una situazione nuova.

 

Il riuscire a far convivere il passato con il futuro non è semplice e il rischio è quello di abbracciare solo uno dei due approcci senza considerare l’altro.

La sfida per le aziende del 2010 invece, è proprio quella di riuscire a far convivere le due anime senza tralasciare nessun contributo.

Le chiavi di successo sul Web

successo webSecondo una interessante ricerca (autore Bryan Eisemberg) ci sono alcuni elementi comuni ai siti web che riescono a ben figurare nella competizione on-line:

 

  1. I siti di successo vendono prodotti/servizi di valore, nel senso che l’offerta commerciale proposta ha delle caratteristiche che rispondono alle esigenze del loro mercato target.
    Dovrebbe essere la base di ogni attività di business, ma è meglio non darla per scontata.
    Concetto chiave: creiamo valore.
  2.  

  3.  I siti di successo partono dal presupposto che i loro utenti stanno navigando non perché costretti, ma perché vogliono trovare informazioni. Nel web non ci sono imposizioni e vie obbligate di nessun tipo. Ogni navigatore può smettere di leggere il nostro sito in qualsiasi momento solo con un click.
    Concetto chiave: rispettiamo i navigatori e la loro libertà di scelta.
  4.  

  5. I siti di successo non danno per scontata nessuna conoscenza pregressa da parte dei visitatori, però non li trattano come sciocchi ignoranti.
    Concetto chiave: rispettiamo l’intelligenza dei navigatori.
  6.  

  7. I siti di successo offrono le informazioni proprio quando servono. Non presentano dati tecnici quando ancora si sta creando la fiducia, ma nel momento in cui è necessario approfondire.
    Concetto chiave: informazione just in time.
  8.  

  9.  I siti di successo sanno prevedere dubbi, incertezze e timori, quindi forniscono le informazioni giuste per evitare fughe, ma ottimizzate per rafforzare la credibilità dell’offerta/brand.
    Concetto chiave: pensiamo come i navigatori.
  10.  

  11.  I siti di successo sanno enfatizzare i benefici per i consumatori e non parlano solo di caratteristiche tecniche. Dobbiamo sempre tener presente che nessuno – neppure gli acquirenti aziendali – acquistano un prodotto/servizio per i suoi attributi. Si acquista sempre e solo la soddisfazione di un bisogno.
    Concetto chiave: vendiamo risposte.
  12.  

  13. I siti di successo tengono conto anche dei motori di ricerca quando strutturano testi e contenuti. Questo non significa focalizzarsi sul ranking: infatti, ricordiamoci che un motore di ricerca non compra nulla. Significa tenere in considerazione le modalità di navigazione del web.
    Concetto chiave: facciamoci trovare

10 errori tecnologici – previsioni

Il 18 agosto la prestigiosa testata PC world ha stillato la classifica delle 10 cantonate – intese come occasioni di business perse – più rilevanti nel mondo del business ICT (information comunication tecnology) eccole per voi:

10.  il salvataggio da parte di Microsoft di una Apple in forti difficolta finanziarie

9.  la mancata comprensione del potenziale dei motori di ricerca basati su algoritmi testuali complessi come Google

8.  l’aver sottovalutato la portata degli annunci on-line gratuiti

7. l’aver buttato all’aria una posizione di dominanza di mercato senza sfruttare la propria posizione di leader (Compuserve)

6.  il non aver sfruttato la spinta innovatrice di Napster per proporre in campo musicale – e non solo – qualcosa che andasse al di là dei soliti schemi

5.  l’aver inventato il personal computer moderno con tanto di interfaccia visuale e editor  WYSIWYG e non averlo veramente commercializzato (Xerox)

4. aver perso la fornitura del sistema operativo di IBM perchè a negoziare non era andato il fondatore dell’azienda antagonista a Bill Gates, ma sua moglie

3. il mancato accordo su uno stadandard per i supporti dei film che ha portato ad una guerra dai costi enormi soprattutto verso lo spostamento delle preferenze del pubblico verso l’on-demand.

2 . l’aver scartato i lettori MP3 perchè non si pensava che la musica digitale fosse un affare interessante (Steve Jobs ringrazia)

1. l’essersi fatti scappare da parte di Yahoo l’acquisto ad un prezzo ridicolo di Facebook.

La televisione – previsioni

La televisione è tecnicamente possibile. Ma commercialmente è una perdita di tempo.

Lee De Forest, inventore – 1926

Emozionare per introdurre l’innovazione

Spesso si pensa che vendere un nuovo prodotto, sia solo questione di creare un nuovo catalogo.

Può anche essere vero. E’ questo il caso della variazione di un prodotto noto: cioè se la modifica è un’evoluzione naturale di quanto già proposto, ad esempio un nuovo colore.

Se però il prodotto è veramente nuovo, se è innovativo, si deve andare a ripescare un classicissimo grafichino che ci spiega in quattro e quattrotto che la strada che dobbiamo percorrere è ben più lunga delle attese:

 

Fasi del processo

Gerarchia degli effetti

(teoria di Ladvidge e Steiner)

 

Fase cognitiva

Consapevolezza

Conoscenza

Fase affettiva

Preferenza

Convinzione

Fase comportamentale

Intenzione

Acquisto

Fedeltà/oblio

 

 

Infatti, quando abbiamo a che fare con un prodotto noto che il nostro mercato già conosce, ci collochiamo già nell’ultimo passaggio ‘fase comportamentale‘: quello che è richiesto al nostro cliente è di agire, acquistare.

Se, invece, il prodotto è in fase di lancio lo dobbiamo innanzitutto far conoscere ‘fase cognitiva’ , dobbiamo far presente che esistiamo, dobbiamo far parlare di noi.

E la ‘fase affettiva‘?

Qui sta la vera rivoluzione, infatti fino a poco tempo fa, la componente affettiva/emozionale interessava solo una limitata gamma di prodotti dedicati ai consumatori finali (al B2C in termini tecnici).
Oggi, invece, anche i prodotti industriali, quelli dedicati alle aziende (B2B) debbono inserire la componente affettiva nelle loro strategie di offerta.

E’ evidente a tutti che essere bravi nel fare il proprio mestiere sia ormai la base per inserirsi nel mercato.
Ora è obbligatorio essere anche coinvolgenti e saper far emergere la propria offerta, magari anche stupendo l’interlocutore.

Insomma, ricordiamoci che anche i responsabili acquisti sono persone e come tali possono venir ‘affascinate’.