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Meglio imitare che innovare

Copia  di copiare è meglioA quanto pare, il 97,8% del valore dell’innovazione va all’imitatore e non all’innovatore.

 

 

Fin dalle prime scuole ci hanno sempre insegnato che copiare non è bene.
Se a livello etico questo concetto gira, a quanto pare a livello di business è più efficace cambiare prospettiva.

 

 

Almeno è questa la conclusione di una ricerca effettuata da Oded Shenkar che verrà pubblicata a metà giugno nel libro: Copycats: How Smart Companies Use Imitation to Gain a Strategic Edge

L’indagine è stata ampia, ha coinvolto 8 settori molto diversi tra loro.

 

 

I risultati parlano chiaro: su 48 casi di innovazione di successo, in realtà 34 erano semplici imitazioni.

 Per esempio, tutti conosciamo l’Ipod della Apple, ma in pochi – nessuno in Mentis – aveva mai sentito nominare il MPMan che è stato il primo vero digital audio player messo in commercio.
O ancora, alzi la mano chi non ha mangiato almeno una volta in un McDonald’s: anche in questo caso si tratta di un’imitatore. L’originale fast food pare essere la White Castle.

 

Non dobbiamo però immaginarci delle aziende che sono passive, delle semplici ‘copione’, quanto delle realtà che cercano attivamente idee di valore per copiarle.
E spesso, per trovarle si spingono ben oltre al proprio settore o Paese.
Inoltre, non si limitano a copiare un’idea, ma spesso riescono ad architettare un’esca, proponendo un prodotto mero caro o migliore (sempre più spesso, meno caro & migliore).
Ovviamente sbaragliando l’innovatore i cui costi sono mediamente più alti.
Infatti, il primo continua ad investire pesantemente nello studio dell’innovazione, mentre il secondo costruisce una gamma di offerte basate sulle reazioni del mercato.

 

 

Quindi non solo sfrutta l’idea creativa, ma nel contempo si avvantaggia anche del mercato creato dall’innovatore.

 

 

Per approfondire i dati dobbiamo attendere la pubblicazione, certo che il messaggio che viene lanciato è piuttosto inquietante.

L’anniversario di un’utopia

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Da più parti arrivano suggerimenti in merito alla creazione di sinergie e collaborazioni.

 

Sembra infatti, che uno dei modi migliori per uscire dall’attuale situazione di mercato sia quello di lavorare in gruppo condividendo obiettivi, conoscenze e investimenti.
 

Per questo, voglio raccontarvi una storia che ho avuto la fortuna di contribuire a creare.
La storia di un gruppo di imprenditori visionari che hanno capito che ‘insieme è meglio’.
 

Oggi, AICEL – Associazione Italiana Commercio Elettronico – festeggia 5 anni di attività.

 

AICEL è il maggior network italiano di operatori professionali con oltre 4000 iscritti e unico punto di riferimento del settore delle vendite on-line.

 

L’ideatore del progetto è l’attuale presidente dell’Associazione, Andrea Spedale un atipico imprenditore bresciano.

 
L’idea di creare un gruppo di lavoro a sostegno del commercio elettronico italiano nasce in Rete nel 2003.
Inizialmente si trattava di una decina di aziende che tra le prime in Italia avevano creduto nell’e-commerce.
Ci si incontrava, si discuteva e si cercava di sbrogliare il bandolo della matassa di un settore completamente inesplorato.

 
Nel 2005 ecco prendere forma AICEL, una vera e propria Associazione che con i suoi tre obiettivi istituzionali (formare, informare e sostenere l’e-commerce italiano) fin da subito ha smosso le acque andando a bussare a tutte le porte per chiedere collaborazione e attenzione.

 

La filosofia dell’Associazione si è sempre rifatta all’agorà greca: un luogo aperto dove incontrarsi per scambiarsi opinioni, suggerimenti e confrontarsi sui problemi quotidiani del gestire un attività commerciale in Rete.

 

Ancor oggi, all’indirizzo www.aicel.it si trova attivo il forum dove l’imprenditore esperto risponde al neofita dando indicazioni e ‘dritte’ imparate sul campo.
Non per niente, il motto del forum è sempre stato ‘dove l’e-commerce’ si incontra.
 

AICEL, nei suoi cinque anni di attività ha saputo creare sinergie, iniziative e progetti che hanno contribuito concretamente al business dei suoi aderenti.

  • Aziende concorrenti hanno condiviso conoscenze e, perché no anche ordini comuni da fornitori lontani.
  • Aziende nuove e vecchie hanno lavorato assieme per costruire nuove strategie e metodologie di vendita.
  • Il grande ha aiutato il piccolo e il piccolo ha rinvigorito il grande.

 

E nei periodi più difficili si è fatto squadra condividendo paure e speranze.

 

AICEL è un’Associazione fatta da persone diverse tra loro, ma accomunate dall’idea che lavorando assieme si può cambiare il mercato e raggiungere risultati al di là della portata dei singoli merchant.
 

TANTI AUGURI AICEL.

Pensare positivo: l’impresa italiana può tornare a crescere

Smile MentisLeggo oggi un interessante decalogo su come rilanciarsi in questo 2010 redatto dal Sole24ore.

Mi piace in particolare il primo punto che focalizza l’attenzione sulla necessità di vedere la presente situazione come opportunità e non solo come crisi.

Pensare positivo significa saper mettere in discussione lo status quo per mettersi in azione e riappropriarsi del proprio futuro.

Per questo, aggiungerei un 11esimo punto: condividere le esperienze ( e le paure) per superare i momenti di scoraggiamento e cogliere i buoni esempi di chi ci sta attorno.

 

 Ecco quanto ci propone il Sole:

L’avvio della ripresa. Pensare positivo: l’impresa italiana può tornare a crescere.
2 Scuola. Gli istituti tecnici che preparano la forza lavoro migliore. I corsi di formazione d’eccellenza.
3 Università. Negli atenei che collaborano con le imprese per fare ricerca applicata e avviare start up.
4 Ricerca. Gli istituti che forniscono strumenti di base e applicazioni per i prodotti del nuovo made in Italy.
5 Innovazione di processo. I modelli produttivi più avanzati, le relazioni industriali più evolute.
6 Innovazione di prodotto. Le imprese che sanno cogliere i trend di mercato e assecondare il cambiamento.
Fare filiera. Necessità o scelta strategica: chi e come sa fare sinergia a monte e a valle del proprio segmento.
8 Marketing. Produrre, ma anche sapere vendere: le mosse vincenti di chi sa stare sull’onda dei consumi.
9 Internazionalizzazione. La forza e la fantasia di chi sa giocare su scala globale. Con competenza e passione.
10 Finanza. Le forme di finanziamento innovative. I migliori accordi tra banche e imprese sul territorio.

I trend del 2010 dei consumatori

TrendHunter ha individuato quelle che saranno le 20 tendenze più rilevanti nelle scelte dei consumatori finali del 2010.

Il video le presenta in modo semplice e accattivante.

 

Quando la PMI incontra Facebook

commenti_orr-smallFinalmente!

 

Anche da noi le testate giornalistiche tradizionali cominciano a prestare attenzione all’uso strategico dei social media come strumenti di business.

 

Il Sole24Ore riprende un’interessante articolo del New York Times che riporta esperienze di piccoli imprenditori che utilizzano – con molto profitto – Facebook per le loro attività commerciali.

 

Le storie sono intriganti e rafforzano quanto è stato riportato nel seminario che abbiamo tenuto due settimane fa.

In quell’occasione, abbiamo voluto analizzare alcuni dei dati disponibili per valutare l’efficacia dei Social Media in termini di business.

 

I dati che abbiamo presentato si rifanno per lo più al mercato americano, dove le aziende stanno testando questi media da circa sei mesi.

 

A seguire le slides del seminario per chi non è riuscito ad essere presente.

 

 

L’articolo del Sole si chiude con un consiglio molto prezioso offerto da un pasticcere ex banchiere d’investimento:

 

«Sappiate aspettare –consiglia Nelson – gli utenti non si precipiteranno subito in massa sul vostro sito di social media. Tecnologia significa creare un effetto network, ma perché s’instaurino le necessarie connessioni occorre tempo».

Liberiamo il Virus

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Siamo state invitate come relatrici a Padova in occasione del convegno ‘Cultura Senza Barriere’ organizzato dall’Università degli Studi di Padova.

  

Terremo un seminario dal titolo ‘Liberiamo il Virus: come diffondere le idee attraverso Internet‘  in cui parleremo di :

 

- perchè alcune idee si diffondono e altre no?

 

- quali sono i meccanismi di trasmissione classici e come si colloca Internet?

 

- come possiamo diffondere le idee utilizzando gli strumenti che la Rete ci offre (newgroup, mail, social media, social network, etc.)?

 

 

In particolare, vorremmo dare una visione complessiva delle varie teorie che spiegano come i messaggi si diffondano attraverso le reti sociali.
Un tale lavoro di riordino non è molto facile. In molti si sono cimentati in questi ambiti però quasi nessuno in modo strutturato e scientifico.

 

 

Tra le migliori pubblicazioni che possiamo subito citare:

- The Tipping Point (Gladwell)

- Made to Stick (Heat & Heat)

- The Anatomy of Buzz (Rosen)

 

… la nostra ricerca continua …

 

 

Ecco la scheda ufficiale dell’intervento:

Liberiamo il Virus: come diffondere le idee attraverso Internet

La comunicazione in Rete segue strade diverse dai tradizionali medium. La Gente comune se n’è resa ben conto, le Aziende ancora poco.

 

Infatti, è successo qualcosa di strano. La pubblicità tradizionale non funziona più, mentre le informazioni passate attraverso il passaparola diventano sempre più influenzanti.

Le barriere che separavano le aziende (creatrici degli spot) e i clienti (fruitori passivi) sono state abbattute e ora tutti possono esprimersi allo stesso modo.

Più di 250 milioni di persone sono attive su Facebook, più di 346 milioni di persone leggono blog e almeno 184 milioni di persone sono loro stessi blogger.
Inoltre, Twitter registra 14 milioni di utilizzatori e YouTube raccoglie più di 100 milioni di visitatori al mese.

Possiamo fingere che questo cambiamento non sia avvenuto?

Oggi la comunicazione, la diffusione delle informazioni, la trasmissione delle idee non può venir arginata.
Nessuna barriera può più esistere. Nessun muro può bloccare le conversazioni.

Dobbiamo, quindi, imparare a ripensare la comunicazione – sia questa di carattere sociale o aziendale – inserendo in modo strategico l’utilizzo delle Reti Sociali.

Durante il seminario presenteremo una selezione delle ricerche e degli studi che hanno analizzato i meccanismi di diffusione di narrazioni e influenze sociali.

2010 crucial consumer trends (USA)

2010trendsTrendwatching è un istituto americano specializzato nelle ricerche di mercato.

Come ogni anno, ha pubblicato il report 10 crucial consumer trends for 2010 (il report esteso è a pagamento).

 

Vediamoli in dettaglio facendo caso che essendo una ricerca made in USA non tutto sarà trasportabile alla nostra realtà italiana.

 

1. Business As Unusual

La ricerca individua come le aziende debbano rimettere in discussione la loro modalità tipica di azione.

In particolare inserendo nel loro agire i temi della sostenibilità, della trasparenza e dell’apertura al dialogo con i propri mercati.

 

Non possiamo che confermare: anche da noi questa è la tendenza principale.

Le aziende sono chiamate a mettersi in gioco secondo regole nuove. Vuoi per la scarsa fiducia della popolazione, vuoi per i cambiamenti che la crisi ha portato.

 

 

2. Urbany

Cioè lo spostamento della popolazione mondiale dalle campagne alle città.

Questo dovrebbe comportare l’emergere una tipologia di consumatori che potremmo definire ‘urbani’ più evoluti, sofisticati e esigenti.

 

Sub Trend: l’orgoglio urbano

Ci sarà un forte campanilismo da parte dei cittadini di queste metropoli che potrà venir sfruttato da offerte commerciali ad hoc.

 

Questa tendenza è difficilmente trasportabile in Italia.
Dove, al contrario, chi può fugge dalle città per trasferirsi in ambienti più vivibili e meno inquinati.

Invece, da ben considerare è il concetto dello sfruttamento commerciale del campanilismo che potrebbe essere molto adatto al nosto essere.

 

 

3. REAL-TIME REVIEWS

Sempre più persone utilizzeranno i social media per condividere le loro esperienze reali.

Il boom di strumenti come twitter e in generale in micro blogging ne sono la riprova.

 

Gli italiani amano comunicare, quindi è molto probabile che questa tendenza arriverà anche da noi.

I cellulari di ultima generazione – che noi amiamo molto – permettono di far sapere in qualsiasi momento alla nostra rete di contatti cosa stiamo facendo.

 

4. (F)LUXURY

Assisteremo ad una rivisitazione del Lusso.

Ci concentreremo non tanto su quello che è vistoso, quanto su quello che è raro.

Lusso, quindi diventerà tutto ciò che è esclusivo e non obbligatoriamente ciò che è costoso.

 

Su questo siamo totalmente d’accordo: la crisi ha portato una revisione complessiva di quello che è status simbol.

La tendenza alla parsimonia e quindi a evitare l’ostentazione, si sposa benissimo con la richiesta di prodotti che ci facciano in ogni caso sentire unici.

 

5. MASSIVE MINGLING

La vita sociale non verrà ridotta dalle interazioni on-line, ma al contrario intensificata.

Infatti, i social media rendono più facile conoscere nuove persone che se interessanti verranno poi incontrate nel mondo reale.

 

Non abbiamo dati per valutare l’applicabilità di questa tendenza in Italia. Per natura, siamo un popolo diffidente, ma allo stesso tempo amiamo socializzare dentro e fuori dalla Rete.

 

6. ECO-EASY

Cioè l’ecologia che diventa norma.

Le aziende saranno portate ad applicare soluzioni ecologiche anche senza che il consumatore finale se ne renda direttamente conto.

La riduzione dei packaging inquinanti, l’impiego di contenitori riciclati…

 

Questa nuova sensibilità è facilmente individuabile anche da noi. Il numero crescente di cataloghi stampati su carta FSC ne sono la riprova.

 

7. TRACKING & ALERTING

Quindi la possibilità di tenere traccia degli argomenti che ci interessano (come gli allert che ci mette a disposizione google) in modo automatico ed eventualmente diffondere in tempo reale le varie informazioni magari attraverso i cellulari di ultima generazione.

 

Questo è il futuro: negli USA come in Italia, si parla sempre di più Realtà Aumentata (‘Augmented Reality’).

Amir Baldissera ha iniziato proprio una serie di mini- lezioni video per introdurci all’argomento.

In sintesi, i nuovi sistemi ci permetteranno ad esempio di tracciare gli amici, sapere cosa fanno e dove sono.

 

8. EMBEDDED GENEROSITY  

Le aziende debbono riqualificarsi agli occhi dei consumatori.

Per questo nasceranno sempre più spesso iniziative che prevedono che a fronte di un acquisto parte dell’introito venga automaticamente devoluto a qualche iniziativa benefica.

 

Anche su questa tendenza non abbiamo dati per esprimerci.

In Italia, la donazione e la beneficenza sono spesso più del dominio privato di quello pubblico.

 

9. PROFILE MYNING

Sappiamo che utilizzando i sistemi informatici lasciamo tracce del nostro passaggio.

Queste tracce possono venir utilizzate a livello commerciale per creare delle offerte più aderenti ai nostri reali interessi.

Sempre più, quindi, offriremo informazioni sulle nostre preferenze per ottenere in cambio servizi personalizzati e pacchetti su misura.

 

In Italia dovremmo ancora attendere per arrivare a questa situazione.

Non perché tecnicamente non si sia pronti, ma perché il concetto di privacy è preponderante.

 

10. MATURALISM

Che sta per mature materialism. In un mondo sempre sovraffollato di messaggi, alle aziende verrà chiesto di esporsi di più con prese di posizione e campagne pubblicitarie più audaci.

Il quieto vivere non farà emergere.

 

Per l’Italia credo basti ricordare il lavoro di un certo Oliviero Toscani: è un po’ che non si vedono vere campagne di provocazione.

Cambiamento

 

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In italiano suona circa cosi:

 

Il cambiamento non è la morte

La morte è la paura del cambiamento

 

Si tratta di un’immagine del 2007, ma trovo che il  messaggio sia particolarmente attuale.

Sempre sui rischi dell’immobilismo

druckerIl post precedente   – in merito alle osservazioni di Kotler sul pericolo dell’immobilismo – mi ha fatto venir in mente una vecchia frase di un altro padre del marketing:

Peter Drucker nel 1961 scrisse:

Dobbiamo tutti accettare un fatto elementare che ci è ben noto:
e cioè che se si assume una posizione difensiva si può, nella migliore delle ipotesi, limitare le perdite.

Mentre ciò di cui abbiamo bisogno sono i guadagni.

Piuttosto attuale, nonostante siano passati quasi 50 anni, non trovate?

Tendenze emergenti: la parsimonia

Una delle tendenze sociali che il nostro di lavoro di ricerca ha individuato è la PARSIMONIA, intesa come un rifiuto degli eccessi del consumismo a favore della riscoperta dell’essenziale.

 

Questo è un atteggiamento che coinvolge fasce di popolazione differenti che scelgono – non obbligatoriamente per necessità – di tagliare le spese voluttuarie.

Quindi, la riscoperta delle cose ‘fatte’ in casa – si veda anche il tentativo dell’orto alla Casa Bianca -, del riciclo degli oggetti, degli articoli di qualità poco sfarzosi.

Una buona espressione  commerciale – per certi versi estrema – di questa tendenza è l’evolversi del baratto.
Già diverse volte, questa forma di scambio aveva provato ad acquisire luce e credibilità, ora pare che si sia creato un contesto economico idoneo per il suo sviluppo.

Per spiegare meglio l’effetto di questa nuova forma di scambio, riportiamo l’esperienza svolta nei giorni scorsi a Milano.
L’oggetto del baratto in questo caso specifico erano prodotti di lusso nell’ambito dell’abbigliamento.
Come si vede, non si tratta di uno scambio per necessità, ma del prendere piede di una moda/tendenza.

Nel video di presentazione dell’evento milanese che riportiamo a seguire, compaiono tutti i termini cruciali: riciclo, sostenibile, costo zero.
Ovviamente tutto condito in salsa glamour per trasmettere il concetto di esclusività e divertimento.