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I trend del 2010 dei consumatori

TrendHunter ha individuato quelle che saranno le 20 tendenze più rilevanti nelle scelte dei consumatori finali del 2010.

Il video le presenta in modo semplice e accattivante.

 

DonnaéWeb ci ha premiato

Donnaeweb-premio

 

Il progetto 2010 trends è stato giudicato il miglior lavoro per la categoria ‘Web Marketing’ dalla giuria di Donna è Web.

 

La motivazione con cui c’è stato attribuita la vittoria è:

 

Interessante per le idee e gli spunti offerti alle aziende e alle agenzie di comunicazione per eliminare il gap tra comunicazione obsoleta e nuova clientela multimediale.

 

Il premio consegnatoci è una splendida riproduzione in cartapesta – realizzata dai maestri artigiani di Viareggio – di Ada Byron che nel 1843 scrisse il primo programma informatico della storia.
Quindi, oltre ad essere un oggetto molto bello – come si vede dalla foto – è anche fortemente simbolico.

 

 

Vogliamo ringraziare la Giuria per il premio inatteso.

La Giuria Finale di questa edizione era composta da:

  • Antonella Bozzi – Capo Dipartimento Osservatorio E.G.O.
  • Laura Casali – Commissione Pari Opportunità Provincia di Lucca
  • Giovanna Cosenza – Docente di Semiotica,Uiversità di Bologna
  • Mariangela Della Monica – Multimedia Editor, Fondazione Sistema Toscana
  • Laura Giarrè – Docente di Ingegneria dell’Automazione e dei Sistemi, Università di Palermo
  • Isabella Moroni  – Giornalista e scrittrice
  • Paola Muzzetto – Project Manager, Media and More

 

Infine, un ringraziamento speciale va ai colleghi di Mentis per averci supportato e ispirato.

Quando la PMI incontra Facebook

commenti_orr-smallFinalmente!

 

Anche da noi le testate giornalistiche tradizionali cominciano a prestare attenzione all’uso strategico dei social media come strumenti di business.

 

Il Sole24Ore riprende un’interessante articolo del New York Times che riporta esperienze di piccoli imprenditori che utilizzano – con molto profitto – Facebook per le loro attività commerciali.

 

Le storie sono intriganti e rafforzano quanto è stato riportato nel seminario che abbiamo tenuto due settimane fa.

In quell’occasione, abbiamo voluto analizzare alcuni dei dati disponibili per valutare l’efficacia dei Social Media in termini di business.

 

I dati che abbiamo presentato si rifanno per lo più al mercato americano, dove le aziende stanno testando questi media da circa sei mesi.

 

A seguire le slides del seminario per chi non è riuscito ad essere presente.

 

 

L’articolo del Sole si chiude con un consiglio molto prezioso offerto da un pasticcere ex banchiere d’investimento:

 

«Sappiate aspettare –consiglia Nelson – gli utenti non si precipiteranno subito in massa sul vostro sito di social media. Tecnologia significa creare un effetto network, ma perché s’instaurino le necessarie connessioni occorre tempo».

2010 crucial consumer trends (USA)

2010trendsTrendwatching è un istituto americano specializzato nelle ricerche di mercato.

Come ogni anno, ha pubblicato il report 10 crucial consumer trends for 2010 (il report esteso è a pagamento).

 

Vediamoli in dettaglio facendo caso che essendo una ricerca made in USA non tutto sarà trasportabile alla nostra realtà italiana.

 

1. Business As Unusual

La ricerca individua come le aziende debbano rimettere in discussione la loro modalità tipica di azione.

In particolare inserendo nel loro agire i temi della sostenibilità, della trasparenza e dell’apertura al dialogo con i propri mercati.

 

Non possiamo che confermare: anche da noi questa è la tendenza principale.

Le aziende sono chiamate a mettersi in gioco secondo regole nuove. Vuoi per la scarsa fiducia della popolazione, vuoi per i cambiamenti che la crisi ha portato.

 

 

2. Urbany

Cioè lo spostamento della popolazione mondiale dalle campagne alle città.

Questo dovrebbe comportare l’emergere una tipologia di consumatori che potremmo definire ‘urbani’ più evoluti, sofisticati e esigenti.

 

Sub Trend: l’orgoglio urbano

Ci sarà un forte campanilismo da parte dei cittadini di queste metropoli che potrà venir sfruttato da offerte commerciali ad hoc.

 

Questa tendenza è difficilmente trasportabile in Italia.
Dove, al contrario, chi può fugge dalle città per trasferirsi in ambienti più vivibili e meno inquinati.

Invece, da ben considerare è il concetto dello sfruttamento commerciale del campanilismo che potrebbe essere molto adatto al nosto essere.

 

 

3. REAL-TIME REVIEWS

Sempre più persone utilizzeranno i social media per condividere le loro esperienze reali.

Il boom di strumenti come twitter e in generale in micro blogging ne sono la riprova.

 

Gli italiani amano comunicare, quindi è molto probabile che questa tendenza arriverà anche da noi.

I cellulari di ultima generazione – che noi amiamo molto – permettono di far sapere in qualsiasi momento alla nostra rete di contatti cosa stiamo facendo.

 

4. (F)LUXURY

Assisteremo ad una rivisitazione del Lusso.

Ci concentreremo non tanto su quello che è vistoso, quanto su quello che è raro.

Lusso, quindi diventerà tutto ciò che è esclusivo e non obbligatoriamente ciò che è costoso.

 

Su questo siamo totalmente d’accordo: la crisi ha portato una revisione complessiva di quello che è status simbol.

La tendenza alla parsimonia e quindi a evitare l’ostentazione, si sposa benissimo con la richiesta di prodotti che ci facciano in ogni caso sentire unici.

 

5. MASSIVE MINGLING

La vita sociale non verrà ridotta dalle interazioni on-line, ma al contrario intensificata.

Infatti, i social media rendono più facile conoscere nuove persone che se interessanti verranno poi incontrate nel mondo reale.

 

Non abbiamo dati per valutare l’applicabilità di questa tendenza in Italia. Per natura, siamo un popolo diffidente, ma allo stesso tempo amiamo socializzare dentro e fuori dalla Rete.

 

6. ECO-EASY

Cioè l’ecologia che diventa norma.

Le aziende saranno portate ad applicare soluzioni ecologiche anche senza che il consumatore finale se ne renda direttamente conto.

La riduzione dei packaging inquinanti, l’impiego di contenitori riciclati…

 

Questa nuova sensibilità è facilmente individuabile anche da noi. Il numero crescente di cataloghi stampati su carta FSC ne sono la riprova.

 

7. TRACKING & ALERTING

Quindi la possibilità di tenere traccia degli argomenti che ci interessano (come gli allert che ci mette a disposizione google) in modo automatico ed eventualmente diffondere in tempo reale le varie informazioni magari attraverso i cellulari di ultima generazione.

 

Questo è il futuro: negli USA come in Italia, si parla sempre di più Realtà Aumentata (‘Augmented Reality’).

Amir Baldissera ha iniziato proprio una serie di mini- lezioni video per introdurci all’argomento.

In sintesi, i nuovi sistemi ci permetteranno ad esempio di tracciare gli amici, sapere cosa fanno e dove sono.

 

8. EMBEDDED GENEROSITY  

Le aziende debbono riqualificarsi agli occhi dei consumatori.

Per questo nasceranno sempre più spesso iniziative che prevedono che a fronte di un acquisto parte dell’introito venga automaticamente devoluto a qualche iniziativa benefica.

 

Anche su questa tendenza non abbiamo dati per esprimerci.

In Italia, la donazione e la beneficenza sono spesso più del dominio privato di quello pubblico.

 

9. PROFILE MYNING

Sappiamo che utilizzando i sistemi informatici lasciamo tracce del nostro passaggio.

Queste tracce possono venir utilizzate a livello commerciale per creare delle offerte più aderenti ai nostri reali interessi.

Sempre più, quindi, offriremo informazioni sulle nostre preferenze per ottenere in cambio servizi personalizzati e pacchetti su misura.

 

In Italia dovremmo ancora attendere per arrivare a questa situazione.

Non perché tecnicamente non si sia pronti, ma perché il concetto di privacy è preponderante.

 

10. MATURALISM

Che sta per mature materialism. In un mondo sempre sovraffollato di messaggi, alle aziende verrà chiesto di esporsi di più con prese di posizione e campagne pubblicitarie più audaci.

Il quieto vivere non farà emergere.

 

Per l’Italia credo basti ricordare il lavoro di un certo Oliviero Toscani: è un po’ che non si vedono vere campagne di provocazione.

Come farsi invitare a cena fuori

facciamoci invitareIf you have more money than brains, you should focus on outbound marketing.


If you have more brains than money, you should focus on inbound marketing.

 
Guy Kawasaki

 

 

In italiano suona circa così:

Se hai più soldi che cervello concentrati sull’outbound marketing.
Se hai più cervello che fondi, allora concentrati sull’inbound marketing.

 

Dietro a termini outbound e inbound non si celano solo due tecniche diverse di marketing, ma una radicale differenza di approccio al mercato.

Vediamo di chiarire i termini.

 

outbound marketing

L’ outbound marketing è l’approccio che conosciamo: per raggiungere i nostri mercati dobbiamo investire in pubblicità su radio, tv, giornali, web, etc.
E’ il tipico marketing dell’interruzione dove cerchiamo di attirare l’attenzione dei nostri potenziali clienti attraverso annunci, spot e cartellonistica.
Dobbiamo cercare di far tanto rumore per soverchiare i messaggi dei concorrenti, per guadagnare un po’ del tempo del nostro target.

 

inbound marketing

L’ inbound marketing mira a far si che sia il cliente a trovare l’azienda.
Chiaramente il cliente cerca un’azienda perché ritiene che questa possa essergli utile.
In un certo senso, potrebbe venir percepito come un marketing passivo in quanto sono le persone che raggiungono l’azienda e non viceversa. Ovvio, è una falsa percezione in quanto è molto più difficile convincere i nostri interlocutori che vale la pena di venirci a cercare piuttosto che sommergerli di messaggi pubblicitari.
È il marketing dell’ascolto e del permesso: i clienti ci concedono la loro attenzione perché trovano interessante quello che stiamo loro raccontando.

 

La frase di Guy Kawasaki sottolinea come i due approcci al marketing rispondano a situazioni diverse.

Suona provocatoria, ma se ci guardiamo attorno ci rendiamo conto che non lo è per nulla.

 
Molto spesso le aziende procedono sulle strade conosciute non per volontà – cervello – ma per abitudine. Questo avviene soprattutto quando le cose vanno bene: le vendite ci sono e le quote di mercato si mantegono.

Quando i giochi cambiano in quanto i fondi non ci sono più – i tagli del budget sono scontati – eccoci a doverci tirar su le maniche e ad impegnarci anche intellettualmente (‘usare le celluline grigie’ come diceva Hercule Poirot).

 

Non è un male, anzi. Così ci si rende conto che moltissimi investimenti che agenzie importanti ci propongono sono soldi buttati.
Il rischio è quello che l’azienda abbia paura di cambiare e che quindi, nonostante il fallimento sia evidente, prosegua per la strada vecchia e conosciuta.

 

Infatti, passare da un approccio di outbound marketing ad uno di inbound marketing non prevede solo di cambiare strumenti, ma soprattutto prevede di rivoluzionare completamente l’approccio al mercato dell’azienda.

 

Se dobbiamo farci trovare, dobbiamo capire perché ci potrebbero cercare e fornire risposte concrete sui veri interessi dei nostri mercati.
Dobbiamo renderci affascinanti, coinvolgenti, unici.

 

Insomma, dobbiamo convincere il nostro cliente a chiederci un primo appuntamento.

Ufficio Stampa 2.0

 

Una certezza c’è: la pubblicità tradizionale non funziona più come prima.

Quotidianamente siamo sottoposti a troppi messaggi, quindi fin da piccoli, impariamo ad ignorarli.

 

L’azienda però deve riuscire a trasmettere informazioni commerciali ai suoi mercati: ne va della sua sopravvivenza. Soprattutto adesso che la situazione economica non è facile.

 

Un mezzo per riuscire a comunicare senza venir ignorati è un uso intelligente dell’ufficio stampa.
Non però dell’Ufficio Stampa tradizionale, ma di quello che in Mentis abbiamo definito Ufficio Stampa 2.0.

L’Ufficio Stampa 2.0 è uno strumento strategico perchè permette sia di distribuire informazioni – come nella tradizione – ma anche di raccoglierne grazie all’uso dei social media.
Inoltre, ci permette di ascoltare quello che si dice di noi nelle conversazioni spontanee che avvengono in Rete ed eventualmente di intervenire nelle conversazioni che possono essere rischiose per il buon nome dell’azienda.

Immagini di Marketing

Tutti sappiamo che un’immagine vale più di mille parole.

 

Quindi per trasmettere il passaggio dal vecchio al nuovo marketing, prendiamo a prestito alcune figure usate da HubSpot (azienda americana che si occupa di analytics).

 

Ieri

 

Il marketing di ieri si basava su un percorso precostituito.
La metafora della catena di montaggio rende bene il processo.

Ogni ‘ufficio’ dava il suo contributo prestabilito per portare al risultato finale: la vendita del prodotto.

ieri_marketing

Oggi

 

Oggi le cose sono cambiate.
Sono cambiati i consumatori, sono cambiati i mercati, è cambiata la produzione.

Il marketing non è più una fuzione aziendale, ma un approccio di business.
Non può più esserci solo l’ufficio marketing che si occupa delle varie pratiche.
Oggi tutta l’azienda è chiamata in causa. Tutte le persone che concorrono alla creazione del prodotto, alla sua distribuzione e alla sua gestione.

 

Tutti debbono collaborare per arrivare al nuovo obiettivo: conquistare il cliente.

L’immagine che rappresenta questa nuova concezione è quella del campo da coltivare:

oggi_marketing
Utilizzare tutte le risorse – cioè le persone – che l’azienda ha a disposizione per coltivare il suo parco clienti non è semplice o banale.

Presuppone un passaggio di mentalità notevole in quanto richiede alla dirigenza di coinvolgere tutto il personale (oltre che partner e fornitori) offrendo loro informazioni e dati.
Oltre che formazione specifica.

1 corso gratis di marketing trends

2010 trends corso ad accesso riservato

COSA?

Anticipazione riservata del corso sui 2010 marketing trends

 

DOVE?

A Capodarsego – provincia di Padova

 

QUANDO?

Ore 14 – 18.30

13 novembre

 

COME?

Scrivendo a formazione@mentis.it

 

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A Campodarsego  (provincia di Padova) il 13 novembre prossimo, Mentis presenterà ad un gruppo ristretto di ospiti: 

 

2010 MARKETING TRENDS 
STRATEGIE E STRUMENTI PER CAVALCARE LA RIPRESA

 

Si tratta dell’anteprima su mezza giornata del corso più esteso – http://www.mentis.it/corso-2010-marketing-trends.php – che verrà poi proposto in varie città italiane.

 

Offriamo ai lettori del Blog la possibilità di partecipare a questo evento riservato.

Ci sono disponibili 2 posti.

Se interessati, scrivete a formazione@mentis.it

 

Si procederà con l’assegnazione dei posti disponibili sulla base dell’ordine di arrivo dell’e-mail.

 

 

Semplice è meglio

semplicità

 

Mi riferisco alla tendenza emergente di preferire prodotti/soluzioni/servizi semplici.

 

In vari studi abbiamo rilevato come sia il consumatore privato, sia il consumatore aziendale siano oggi alla ricerca di prodotti snelli, senza fronzoli, semplici appunto.

Questo non significa un abbassamento della qualità, anzi.

 

Piuttosto il non voler pagare per feature – caratteristiche – che non andrò ad impiegare.

 

Credo sia ovvio a tutti il perché dell’emergere  di una tale tendenza: in un momento di grandi fluttuazioni economiche da un lato cerco di spendere il giusto, dall’altro cerco di facilitarmi la vita per dedicare le mie risorse alle cose importanti.

 

Sulla semplicità ci sarebbe molto da dire.
Tra tutte le aree di approfondimento possiamo sceglierne 2:

- ergonomia (progettazione)

- psicologia (persuasione)

 

Ergonomia

 

L’ergonomia è quella disciplina che studia come far si che gli strumenti – di qualsiasi tipo – siano facili e piacevoli da usare.

 

Tra i nomi più illustri di questo campo c’è di sicuro Donald Norman.

Un passaggio di un suo famoso libro – la caffettiera del masochista – spiega benissimo come certi strumenti vengano costruiti non per essere utili, ma per complicarci la vita:

 Ci vuole la laurea in ingegneria per capire come funziona
“bisogna essere laureati in ingegneria al MIT per farlo funzionare”, mi disse una volta un tale, scuotendo la testa perplesso davanti al suo orologio digitale nuovo di zecca.
Bene, io la laurea in ingegneria del MIT ce l‘ho […]: datemi qualche ora di tempo e arrivo a capire come funziona l’orologio. Ma perchè devono volerci delle ore?

Siamo spesso sottoposti a pressioni, stress e varie sfide. Perché dobbiamo perdere del tempo prezioso a dedicarci a capire come usare uno strumento che dovrebbe farci, invece, risparmiare tempo?

 In tale contesto, sarà più probabile vendere un prodotto con un solo tasto che faccia quello che voglio, piuttosto che un prodotto con un pannello di controllo che farebbe invidia allo Shuttle … non devo andare nello spazio, voglio solo (ad es.) fare una fotocopia o mandare un fax.

 

Psicologia

 

Dal punto di vista della psicologia, la ricerca della semplicità è una risposta tipica a situazioni complesse o difficili.

 

Molto chiaro in proposito è l’esempio che Robert Cialdini fa nel suo bellissimo YES.

Per questioni di lunghezza, vi riporto solo le conclusioni della ricerca citata nel quinto capitolo:

 Sè è difficile non scelgo
“[...] i ricercatori suggeriscono che quando ci sono troppe scelte, il consumatore può trovare frustrante il processo di decisione in quanto sommerso dalle eccessive opzioni.
Questo si traduce in una riduzione di motivazione e interesse e quindi in  un allontanamento dal compito.”

Non è pertanto un caso che i prodotti di grande successo di questo periodo abbiano un aspetto semplice e immediato.

 

 Inoltre

Si può rilevare una tendenza simile anche nell’ambito della gestione della produzione dove sempre più si parla di ‘Lean Thinking’ – in italiano ‘Pensiero snello’ – un approccio gestionale che ormai ha 20 anni, ma che si sta imponendo solo ora in Italia.

Ripetere, ripetere e ripetere (con tutti i canali)

credibilitàRiprendendo quanto già detto, la fiducia sembra essere un elemento critico soprattutto in questa fase economica.

 

Lo dicono anche i dati dell’osservatorio Eldman che dal 2007 rilascia un interessante report.

 

Il report riporta molte osservazioni interessanti, tra queste anche il fatto che tra tutti i paesi presi in esame l’Italia è quella che misura la più bassa fiducia nelle aziende (in netto calo rispetto a solo l’anno scorso).
Questo a rafforzare quanto avevamo già detto.

 

Ovviamente, se le persone non si fidano non comprano e se non comprano l’economia collassa.

 

Nello studio, emerge un elemento che mi preme sottolineare: il potere della ripetizione.

Quindi, la riprova che  una vecchia indicazione della pubblicità più classica sia anche oggi efficace.
Uno dei pilastri portanti della pubblicità tradizionale ci dice che per ‘entrare’ nello spazio cognitivo del nostro pubblico target è necessario che questo venga sottoposto al messaggio più e più volte.

In altre parole, è raro che al primo passaggio una persona noti e si ricordi del nostro messaggio.
Più volte questo viene visto, maggiore è la probabilità del ricordo.

 

E fin qui, nulla di nuovo.

 

Ma, a quanto pare, oltre che aumentare la possibilità di essere ricordati, la ripetizione pare aumentare anche la credibilità del messaggio.
Un effetto molto intrigante.

 

In particolare, il modo migliore per far aumentare la fiducia nel nostro messaggio è far si che questo arrivi da più canali in contemporanea (es. catalogo, sito, social media, stampa, etc.).

Pertanto, se si desidera che la nostra argomentazione faccia breccia è fondamentale progettarne la diffusione in modo che il nostro target sia raggiunto da più fonti.

Questo effetto implica programmazione e una strategia alle spalle.